Cinque validi motivi per dire basta al bollettino di guerra della Protezione civile

Ormai, in queste insolite giornate trascorse da confinati in casa, è diventato un quotidiano appuntamento televisivo da non perdere: parliamo ovviamente della conferenza stampa del Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli sui dati relativi all’emergenza coronavirus.

Una ridda di numeri gettati in pasto a una platea di giornalisti che per la gran parte ha dimostrato di non saperli (o non volerli) leggere per quelli che sono, e di conseguenza alla popolazione, che di tutto avrebbe bisogno tranne che di dati per lo più privi di senso e di attendibilità (oltre che di quotidiane iniezioni di pessimismo).

Partiamo dall’ultima colonna, i tamponi effettuati. Un dato certo, ma che sconta un fattore che raramente viene messo in evidenza: ieri i dati riportavano la cifra di 1.046.910 tamponi, ma ciò non significa che poco più di un milione di persone siano state sottoposte al test. Se solo prendiamo in considerazione i guariti “negativizzati”, ognuno di questi è stato “tamponato” tre volte, quindi la quota di popolazione esaminata è ben inferiore. Un dato che falsa, evidentemente, anche il tasso di tamponi positivi sul totale. Ha quindi senso dare il numero dei tamponi effettuati anziché delle persone sottoposte a tampone?

Passiamo adesso alle colonne arancioni, relative ai casi totali: numerosi studi accreditati sono concordi nell’affermare che il numero di positivi al Covid-19 sia fortemente sottostimato a causa dell’alto numero di asintomatici. L’Imperial College, ad esempio, nelle settimane scorse ha pubblicato un report secondo cui al 28 marzo il 10% della popolazione italiana sarebbe stata positiva al Covid-19. Senza arrivare ai 6 milioni di persone stimate dall’Imperial College (ma ad esempio anche da uno studio dell’Università Statale di Milano), già il 24 marzo in un’intervista a Repubblica lo stesso Borrelli, aveva definito credibile un rapporto di 1 a 10 tra “positivi accertati” e “contagiati sommersi”. Tradotto significa che ad oggi quasi due milioni potrebbero aver contratto il virus. Ha quindi senso dare il numero dei casi totali se è ormai acclarato che i casi sono nettamente superiori? E di conseguenza, ha senso insistere sul tasso di letalità (rapporto tra decessi e totale degli infetti), come ha recentemente fatto l’Organizzazione mondiale della Sanità (qui il lancio Ansa) quando il denominatore è assolutamente incerto? 

Prima di passare alle altre colonne, un ultimo appunto sulla gestione della comunicazione dei dati da parte della Protezione civile: fino al 7 aprile la colonna “incremento casi totali” non era riportata nella tabella pubblicata quotidianamente, e l’aumento dei casi riportato da Borrelli era relativo non ai casi totali, ma agli attualmente positivi. Un dato, quest’ultimo, determinante per la gestione dell’emergenza sanitaria, in quanto indicativo di quante persone in più entravano nel sistema dell’assistenza sanitaria, ma “spacciandolo” per nuovi casi si è mistificata la realtà. L’8 aprile, in coincidenza di una frenata dei ricoverati, è stata inserita la nuova colonna relativa all’aumento dei casi totali.

Colonne verde e rossa, ovvero chi è guarito (clinicamente e virologicamente) e chi purtroppo è deceduto. Si dirà: sono dati certi. E invece no. Per quanto riguarda i guariti: come facciamo a contarli se abbiamo un numero enorme di contagi sommersi? Per quanto riguarda i decessi: al di là delle diatribe sui deceduti con o per coronavirus (alcune Regioni, nei report che inviano alla stampa, evidenziano questo aspetto), quel che rileva è che il dato comunicato quotidianamente non riporta i deceduti cui non si è riusciti a fare in tempo il tampone. Ha senso quindi riferire il numero dei decessi?

Infine le colonne gialle. Per quanto concerne quella degli attualmente positivi vale il discorso fatto per i casi totali: la cifra indicata non tiene conto dei contagiati asintomatici, quindi il dato comunicato è ampiamente sottostimato. Le altre tre colonne gialle – ricoverati con sintomi, ricoverati in terapia intensiva e positivi in isolamento domiciliare – sono le uniche ad avere attendibilità e soprattutto un senso: sono attendibili perché dati incontrovertibili, e dotati di senso perché danno la misura, specialmente le prime due, della pressione sugli ospedali.

In ultima analisi, di nove colonne sei non dovrebbero essere inserite perché riportano dati che mistificano la realtà, contribuendo a confondere un quadro già di per sé tutt’altro che nitido.

La Protezione civile tenga la sua conferenza stampa quotidiana, ma ci risparmi un poco veritiero bollettino di guerra.


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