La vittoria del centrosinistra alle recenti elezioni regionali in Emilia-Romagna si intreccia inesorabilmente con la prossima consultazione elettorale in Toscana. La conferma di Stefano Bonaccini ha spinto alcuni osservatori a interpretare quel risultato come il segnale di una tenuta complessiva di Pd e alleati non solo nella più grande regione “rossa” d’Italia, ma anche nella consorella al di là dell’Appennino.
Nella storia repubblicana Emilia-Romagna e Toscana hanno costituito il principale bacino elettorale del Pci prima e del centrosinistra poi. I grafici che seguono – relativi alle consultazioni politiche, europee dal 1992 e alle regionali dall’introduzione dell’elezione diretta del presidente – mostrano chiaramente come l’andamento elettorale del principale partito del centrosinistra nelle due regioni sia rimasto quasi sovrapponibile: medesime tendenze, ampio margine sul dato nazionale, percentuali simili, con leggeri scarti che hanno prodotto negli anni occasionali scambi al vertice.

Grafico 1: Fonti Ministero dell’Interno

Qualche difformità è riscontrabile invece nei dati relativi alle coalizioni in campo alle regionali: se a livello di partito la differenza interregionale è sempre rimasta al di sotto del 2%, tranne (di pochissimo) nel 1995, se confrontiamo i risultati ottenuti dal centrosinistra gli scarti tra Emilia-Romagna e Toscana sono stati decisamente più ampi, quasi sempre a favore della prima (tranne che nel 2010), con un riequilibrio in occasione dell’ultima tornata regionali, diluita tra l’autunno del 2014 e la primavera del 2015. Elementi che inducono a individuare una persistenza nel comportamento elettorale nelle due regioni e a ipotizzare, in vista delle regionali toscane nella prossima primavera, un esito analogo, quantomeno in termini percentuali, a quello registrato in Emilia-Romagna lo scorso 26 gennaio, tanto più che alle politiche del 2018 e alle europee del 2019 in questa regione il centrodestra aveva prevalso, differentemente che in Toscana.


Grafico 2: Fonti Ministero dell’Interno


Grafico 3: Fonti Ministero dell’Interno

Ma se da un punto di vista politico-elettorale le due “regioni rosse” sono sorelle, lo stesso può dirsi da un punto di vista socio-economico?
Per provare a dare una risposta abbiamo confrontato alcuni indicatori, scelti partendo dalle priorità indicate dai cittadini toscani interpellati per recenti rilevazioni statistiche, inserendo anche riferimenti alla situazione pre-crisi economica e al culmine di quest’ultima. In cima alla classifica il lavoro: come si nota nelle tabelle seguenti le due regioni registrano dati migliori rispetto alla media nazionale, ma con significative differenze a favore dell’Emilia-Romagna. Tasso di occupazione +3,1%, tasso di disoccupazione -1,4%, tasso di disoccupazione giovanile -5,1%, tasso di disoccupazione femminile -1,2%. Da evidenziare che in Toscana come in Emilia-Romagna il tasso di disoccupazione registra fortissimi squilibri tra provincia e provincia.

Tabella 1: Fonte Istat

Indissolubilmente correlate al lavoro sono le condizioni economiche delle famiglie. Anche in questo caso le due “regioni rosse” hanno performance migliori rispetto alla media nazionale, anche in questo caso l’Emilia-Romagna prevale quasi sempre sulla Toscana. 1.596 euro in più di reddito medio annuale delle famiglie, differenza che sale a 2.297 euro se si prende in considerazione il reddito disponibile. La percentuale di famiglie in povertà è simile (5,4% contro 5,8%), con un dato tendenziale a favore della Toscana. Lo stesso non si può dire dell’incidenza della povertà relativa individuale: in questo caso lo scarto tra le due regioni sale all’1,5%, con un tendenziale negativo per la Toscana (+1,6% nel periodo 2014-2018, contro il +0,1% dell’Emilia-Romagna). Significativo inoltre l’andamento dell’indice di disuguaglianza (la ripartizione della ricchezza, misurato su una scala da 0 a 1, dove 0 è disuguaglianza minima e 1 massima): nel 2017 la Toscana era al decimo posto in Italia con lo 0,317 contro lo 0,294 della regione consorella (diciottesima nella graduatoria); dieci anni prima la Toscana era al quattordicesimo posto contro l’undicesimo dell’Emilia-Romagna.


Tabella 2: Fonte Istat

Ultimo capitolo dedicato all’andamento dell’economia. Se la nati-mortalità delle imprese è a favore della Toscana (saldo negativo dell’1,32% contro il 3,16 dell’Emilia-Romagna), lo stesso non si può dire del Prodotto interno lordo e delle esportazioni. Il dato assoluto relativo al PIL – in crescita di qua come di là dall’Appennino – è ovviamente viziato dalle diverse dimensioni delle regioni, ma se si prende in considerazione il PIL per abitante scopriamo che lo scarto sfiora i 5mila euro. Anche l’export registra sì un aumento in entrambe le regioni, così come a livello nazionale, ma se la percentuale emiliano-romagnola nei tre anni presi in considerazione è cresciuta di uno 0,2%, quella toscana è scesa di uno 0,1%.


Tabella 3: Fonte Istat

Allargando l’osservazione alle “macroregioni”, l’Emilia-Romagna pare quindi attestarsi su valori di crescita allineati a quelli di Lombardia e Veneto, confermandosi quasi ovunque sul terzo gradino del podio; la Toscana, per quanto concerne gli indicatori socio-economici presi in considerazione, si conferma al di sopra della media nazionale, ma al di sotto delle regioni del Nord-Est.


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